Cadere dal Nido

Pubblicato su LAHAR MAG: http://www.laharmagazine.com/cadere-dal-nido/

Anni fa in primavera ho osservato un merlo nero piccolissimo cadere dal proprio nido. Era in un punto irraggiungibile per poterlo aiutare. Poi notai che la madre era a pochi metri da me e lo stava controllando, e mi guardava come per dirmi di non muovermi. La natura ha così tanto da insegnarci. Cadere dal nido significa aver fatto quel salto nel vuoto che ti permette di esplorare ciò che fino a un attimo prima guardavi con vertigine.

Anni fa in autunno ho osservato i miei cuginetti muovere i primi passi. Dal gattonare simile a normali cani, hanno iniziato ad alzarsi a costo di aver le gambe che tremano e a costo di cadere su sassi appuntiti.

Al contempo una mia cara amica non esce più di casa da vent’anni. Non accetta nemmeno più le mie visite e la immagino spesso piena di polvere come certe bomboniere che ti regalano ai matrimoni.

Credo sia una questione di esplorazione. Un merlo che esce dal nido vuole cavarsela da solo, vuole vedere oltre, vuole volare. Così come un bambino stanco dei 3 mq nei quali vive, si alza e cammina per raggiungere da sé i propri obiettivi.

La mia amica crede di aver visto tutto. E’ cresciuta, ha lasciato la casa dei genitori presto denigrando le proprie radici, ha frequentato i peggiori benvestiti che potesse trovare, scortesi, volgari ma con una cravatta sempre ben annodata al collo. Ha vissuto a Parigi, a Londra, si è vestita nelle migliori boutique europee. Ha basato la sua vita sugli altri senza mai tenere salde le redini delle amicizie e delle passioni. Cosicché, presto, la solitudine se l’è mangiata viva e il suo corpo ora giace di fronte alla tv. Me l’immagino spesso illuminata a intermittenza tutta la mattina, tutto il pomeriggio e tutta la notte da show televisivi spazzatura, a rimirare trucchi, abiti e scarpe una volta suoi.

Credo sia una questione anche d’orizzonti che per lei sono sempre stati troppo miseri. Una vita agiata da mantenuta era sempre stato il suo scopo principale. Per quanto le raccontassi di come funziona il mercato che si inghiotte tipe come lei, il suo unico pensiero era una borsa nuova. I suoi orizzonti, quando oltrepassati, non le permettevano mai di volare o di stare in piedi da sola, ma solo di avere un nuovo desiderio da colmare. Non so per quanto tempo le ho spiegato che una stessa crema con un tubetto di colore diverso per il giorno e per la notte era inutile perché il contenuto era esattamente lo stesso. Ma valeva per tutto ciò che per lei valeva.

Il tempo può essere un nanosecondo come un anno come cento. E mentre ripenso al merlo che avrà lottato contro vento e pioggia per andare a sfamare i propri figli e ai miei cugini che nel frattempo hanno imparato a leggere, ripenso a lei fondersi con il proprio divano con il rossetto perfettamente messo e una vestaglia piena di piume.

Forse il prossimo passo per l’uomo è essere un individuo che scelga di alzarsi e buttarsi nella ragnatela della propria mente e di agire al netto di cliché sociali di qualsiasi tipo, per vedere meglio e oltre l’orizzonte… ma è interna a noi la sola, unica e vera linea da oltrepassare.

FALLING FROM THE NEST

It was years ago, at spring time I was observing a small blackbird falling from its nest. It was impossibile for me to help it from my position. Then I noticed that its mother was a few feet from me and it was controlling, and it looked at me as if to tell me not to move. Nature has so much to teach us. Falling from the nest means making that leap of faith that allows you to explore what was until a moment before just a vertigo.

Years ago, fall time I was watching my cousins ​​get started. From crawling like normal dogs,

they began to rise not caring about their trembling legs and sharp stones when falling.

At the same time a good friend of mine has been locked in her house for 20 years. She doesn’t accept my visits, too. I imagine her full of dust like those wedding favors given at weddings in the past.

I think it’s a matter of exploration. A blackbird coming out of the nest wants to stick up for itself, it wants to see more, it wants to fly. As a child tired of the 3 square meters in which he lives gets up and walks to reach his goals for himself.

My friend thinks she has seen it all. She grew up, she left his parents’ home soon denigrating his roots, she attended the worst well-dressed, rude, vulgar guys she could find but always with a well-knotted tie. She lived in Paris, London, and get dressed in the best boutiques in Europe. She based her life on others without ever having hold the reins in  friendships and passions. So, soon, if the loneliness ate her and her body now lies in front of the TV. I imagine her intermittently illuminated all mornings, all afternoons and all nights by trash TV shows, to gaze tricks, clothes and shoes that belonged her once.

I think it’s also a question of horizons, and she definitely had poor goals. A comfortable life and being maintained were her main purposes. While I told her about market rules that swallows chicks like her, her only thought was a new purse. Her fake horizons, when passed, they didn’t allow her to fly or to stand, but only to have a new desire to be filled. I do not know how long I explained that the same tube of cream with a different colour for the day and the night was useless because the content was exactly the same. But it was about all her world.

The time can be a nanosecond as a year as a hundred years. As I recall the blackbird that has struggled against the wind and rain to go to feed their children and my cousins ​​that have meanwhile learned to read, I remember her blended on a sofa with a perfect lipstick and a robe full of feathers.

Perhaps the next step for men is an individual who chooses to get up and jump in the web of his own mind and act with no social clichés of any kind, to see better and beyond the horizon … but it is internal to us the true line to surmount.

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